
L’intensità dell'emozione che provo quando organizzo un viaggio è quasi superiore a quella del viaggio stesso.
Pensate ad una vacanza: E’ lo specchio di chi siamo veramente, al di là di quello che dichiariamo.
C’è chi la immagina come un numero “n” di giorni in club all inclusive, volo charter diretto dalla città di residenza, piscina, 7 ristoranti, 25 bar, discoteca e teatro, tutte le attività possibili ed impossibili compresa l'acquagym, che nei mari tropicali è parte fondamentale per la buona riuscita della vacanza…………………..
E spesso ciò che si trova all’esterno del villaggio rimane ignoto. A questo punto si potrebbe essere in qualunque luogo del mondo che solo il sole e la spiaggia di fronte al villaggio fanno intuire di non trovarsi nel delta del Po, ma per il resto…..
Io penso a qualche cosa di diverso: per me il viaggio è scoperta, è sempre un po’ avventura, è scegliere il luogo, studiarne la mappa e le abitudini, partire con poche certezze, un bagaglio minimo e tanta curiosità. E' pensare all'incontro con culture diverse. Che importa se per arrivarci devo cambiare 3 aerei, e stare in viaggio un giorno intero? …….. che importa se ho assicurato un posto per dormire per due sole notti e per le altre si troverà qualcosa?
L’idea di partire avendo già tutto programmato e pagato mi fa sentire prigioniera.
Amo la libertà, quella libertà che mi permette di fermarmi tutto il tempo che voglio dove mi sento bene, e andarmene se non mi piace.
In fondo, come giustamente mi farà notare qualche sapientone:
Vacanza deriva dal latino “vacantia” che significa letteralmente “mancanza”. A sua volta vacantia proviene da vacans, participio presente di "vacare" che significa "essere vacuo, sgombro, libero, senza occupazioni".
:)