
Muscle car…..
Inevitabilmente , chi ama le Harley o le moto di “carattere” in genere , siano esse italiane , americane o giapponesi , chi ama , dicevo , questo tipo di moto , inevitabilmente prova una inspiegabile attrazione per le muscle car.
Non si capisce perfettamente , quale sia il detonatore che innesca questa esplosione .
Non si quale sia ma , forse , è questa esasperata passione per la meccanica pura .
Per la meccanica intesa come , capacità di mettere le mani su un motore.
Per la meccanica essenziale .
Per la chiarezza in cui si capisce un motore come è fatto .
Per l’imponenza di questi cofani a due piazze dove ci si dormirebbe senza problemi.
Dodge Charger , Ford mustang , Chevrolet Chevelle evocano , strade polverose e road bar sperduti.
Cosi come il sogno di libertà che si assapora in moto , faccia al vento , liberi da schiavitù comportamentali , alla stessa stregua ,una muscle a finestrini aperti e con una cassetta di Johnny Cash , evoca , dicevo , alla stessa maniera , la conseguente , meravigliosa , sensazione liberatoria.
Affrontare la strada casco jet e gilet smaniato , con il rombo delle trumpet nelle orecchie , non è dissimile dalla visione di noi stessi seduti al volante , gomito fuori dal finestrino , intenti a sorseggiare una birra mentre scrutiamo un orizzonte monotono e solitario e solitario , orizzonte scrutato attraverso le lenti dei ray ban.
Meccanica pure dunque . Ipertrofiche cilindrate dai consumi improponibili . Carrozzerie come transatlantici e come transatlantici altrettanto pesanti.
Design scarni , degli anni 60 e 70 . Essenziali , pur essendo quegli anni , anni di svolta nell’evoluzione dell’industrial desing.
Erano gli anni d’oro per tutto quello che era puro stile , dalle ville di Frank Lloyd Wright , alle opere di arredo urbano di Alvar Aalto e del Bauhaus berlinese.
Nelle auto e nelle moto , le migliori e affascinanti proposte di stile che , ancora adesso , difficilmente sono raggiungibili per impatto e innovazione.
Lo ammetto , non ho saputo resistere . Ho ceduto anch’io al fascino del V8 . Certo ho dovuto mixare possibilità e necessità ,non estremizzando il modello e le prestazioni , ma la sensazione di sedersi al volante , girare la chiavetta e sentire vibrare tutto l’abitacolo al primo colpo di gas , è una sensazione da far venire i brividi.
Stessa identica sensazione , che mi prende quando , dopo una decina di calci sento partire il mio pan , tossendo benzina deposta e svegliandosi da sonni in silenziosi garage. Stesso sorriso ebete a occhi chiusi , beandosi di una sinfonia di suoni cattivi , prodotta da strumenti musicali di una concezione molto diversa , da quella a cui siamo abitati.
Premere il gas e sentire dal cofano quel rombo inconfondibile che fa girare la testa ai passanti da un senso di potere a cui , anche noi comuni mortali lontani dalle competizioni della vita , non riusciamo a farne a meno.
Vedere il cofano vibrare è una sensazione che può provare solo chi è malato di meccanica , solo chi è maniaco dell’esagerazione , solo chi ancora riesce a fare a meno dell’elettronica e delle silenziosità da salotto delle auto moderne.
Deve essere questa mania di evadere .
Di idealizzare ed idealizzarsi in qualcosa e qualcuno che non siamo.
Dio volere trovare a tutti i costi una scusa , per rifugiarsi in luoghi senza tempo.
La moto come l’auto semplici macchine del tempo che ci proiettano indietro , non tanto temporalmente , ma sensazionalmente .
La moto e l’auto due universi paralleli dove scappare quando il mondo reale è troppo reale per essere vissuto.